G8 DI GENOVA 20 ANNI DOPO
GENOVA, MARTEDI' 20 LUGLIO: ECCO COSA RICORDO DI QUEL VENERDI' DI 20 ANNI FA
Sono le ore 11:00 quando, da piazza Paolo da Novi, parte la prima manifestazione contro l'incontro dei G8 che si tiene, in questi giorni, nei saloni dell'elegantissimo Palazzo Ducale sito in piazza Raffaele De Ferrari.
Sono già più di tre ore che bazzico la zona: intorno alle 7:45 cerco di raggiungere la stazione ferroviaria di Genova Brignole, dove ho appuntamento con alcuni compagni, e trovo la prima sorpresa, all’altezza del cinema Augustus.
La barriera che delimita la “zona rossa” è stata spostata nella notte, ampliando il perimetro inaccessibile: fino alla sera prima si poteva ancora percorrere viale Brigate Partigiane, mentre da stamattina la cosa è diventata impossibile; la prima chiara provocazione di una giornata che sarà macchiata dall’omicidio volontario di Carlo Giuliani.
Va beh, non mi perdo d’animo e tento di aggirare questo nuovo divieto: costeggio il grattacielo di corte dei Lambruschini, e, con mia grande sorpresa, a pochi metri dal presidio delle “forze dell’ordine” si può passare tranquillamente.
Raggiungo la stazione ferroviaria – naturalmente deserta, visto che hanno deviato persino il traffico su rotaia per evitare che in città vi sia un afflusso di contestatori ancora più ampio di quello che già si vede – e mi metto in contatto telefonico con i compagni.
Questi mi confermano che saranno presenti, nonostante che il mezzo con il quale stanno arrivando sia costretto, dai divieti imposti dagli uomini in divisa, a percorrere un itinerario un po’ tanto alternativo per raggiungere il concentramento.
Finalmente, dopo oltre un’ora di attesa, poco dopo mezzogiorno il serpentone umano, di quello che verrà definito il corteo delle “tute nere”, si muove: gira a destra su corso Buenos Ayres per poi tentare di imboccare corso Torino in direzione carcere di Marassi.
Proprio all’incrocio tra le due strade cominciano i primi scontri: qualcuno dà l’assalto alle vetrine della filiale del Banco San Paolo di Torino che ha sede lì, e da qui nasce la prevedibile reazione delle "forze dell'ordine".

Il risultato è che la manifestazione si spacca in due, con una buona parte di essa che viene respinta verso la zona di corso Italia, nel quartiere della Foce, mentre una minoranza riesce a proseguire quasi indisturbata.
A questo punto accade l’impensabile: qualche solerte funzionario ordina ai suoi sottoposti di sparare i lacrimogeni verso la zona, quella immediatamente prospicente il tunnel ferroviario, dove è schierata quel poco di stampa che sta seguendo gli avvenimenti.
Per la cronaca, mentre il sottoscritto non è obiettivamente riconoscibile come operatore dell’informazione, gli altri presenti sono tutti muniti di pettorina gialla con la scritta in nero “Press”: difficile pensare a qualcosa di diverso da una intimidazione.
Dopo svariati minuti trascorsi in un portone per evitare le conseguenze del pesante lancio di lacrimogeni, decido di tornare verso l’edicola di corso Torino, dove si trovano delle panchine sulle quali penso di accomodarmi per cominciare a redigere un articolo.
Nonostante lo schieramento di ben due file di uomini in armi, riesco in qualche modo a raggiungere la meta prefissata; proprio in quel momento sento una voce, evidentemente di un responsabile della piazza, che urla: «forza, organizziamoci che li finiamo».
Ecco, mi sembra di poter dire che questo sia il momento topico di quel frangente: da lì si può capire, purtroppo soltanto dopo i fatti successivi di piazza Gaetano Alimonda, quale fosse l’impostazione dell’ordine pubblico voluta dal vicepresidente del Consiglio dei Ministri, in quelle ore presente in città, il fascista Gianfranco Fini.
Bosio (Al), 20 luglio 2021
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
http://pennatagliente.wordpress.com
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A 20 anni da Genova … la memoria viva della lotta di classe!
A Prato, il 3 maggio, muore sul lavoro la giovane operaia Luana. I lavoratori della ‘TexPrint’ di Prato, in lotta da mesi per il lavoro, sono aggrediti da squadracce al soldo del padrone. Stessa situazione a Piacenza, contro il presidio dei lavoratori ‘Fedex’. Il 18 giugno viene ucciso ai cancelli della ‘Lidl’ di Novara, Adil, attivista sindacale del SI Cobas. Centinaia di operatori della sanità muoiono durante il ‘Covid-19’, oltre a subire sanzioni e licenziamenti per aver rivendicato sicurezza e salute. 5 operai del porto di Genova sono indagati per aver bloccato il transito di armi destinate alla guerra in Yemen. In questi giorni, 152 licenziamenti alla Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto (MB), 422 alla GKN di Campi Bisenzio (FI).
Tutto questo niente ha da invidiare alla mattanza di Genova 20 anni fa, quando da Seattle ebbe inizio il movimento di massa contro i ‘caporioni dell’universo’, sviluppandosi fino a Genova. Un movimento variegato che si espresse con forza in occasione del G8 e che nei giorni successivi attraversò grandi e piccole città con centinaia di migliaia di compagni/e, lavoratori e lavoratrici, giovani nelle piazze e nelle strade a manifestare.
Per bloccare e ricacciare indietro chi era in piazza, in modi differenti e molti per la prima volta, contro ingiustizie, sfruttamento, oppressione e miseria, fu usata una dispiegata e violenta repressione di massa, culminata con l’assassinio di Carlo Giuliani.
20 anni fa, quei fatti rafforzarono una gestione dell’ordine pubblico più militarizzata e il progressivo attacco a libertà e diritti fondamentali. La borghesia, dopo Genova, tentò di riparare agli “eccessi delle forze dell’ordine”, sostituendo qualche funzionario - in seguito promosso - senza mai abdicare alla funzione repressiva che i suoi apparati hanno svolto e svolgono per il mantenimento del potere.
Lo Stato borghese è, infatti, strumento ad hoc per mantenere e sviluppare l’egemonia di classe dominante: nessuna classe può governare a lungo solo con la pratica della coercizione e della violenza. Attraverso ogni sua articolazione esprime, diffonde e inculca idee della classe dominante, alimentando l’adesione al proprio regime, con la manipolazione attiva di larga parte di coscienze passive.
Ciò fa capire che il nemico, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei territori, nelle piazze, va affrontato nel complesso dello scontro fra interessi di classe contrapposti; tra rivoluzione e controrivoluzione, emancipazione e sfruttamento, liberazione e oppressione.
La lotta di classe contro il sistema capitalista-imperialista necessita di coscienza, determinazione, coraggio, unità e organizzazione indipendente, del Partito comunista, strumento necessario per il rovesciamento del dominio borghese e la trasformazione radicale della società.
Nella lotta abbiamo, insieme ad altri, l’esempio di Carlo, ucciso per aver difeso il diritto a manifestare di decine di migliaia di compagni e compagne, e l’esempio di Adil, ucciso per aver lottato a difesa del lavoro e della dignità, contro lo sfruttamento e l’oppressione borghese.
Sono questi esempi, di partigiani del nuovo millennio, da socializzare e valorizzare come è stato per i partigiani caduti nella lotta di Liberazione dal nazifascismo!
20 luglio 2021
Unione di lotta per il Partito comunista
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A Genova, per la memoria e l’opposizione
Roberto Pietrobon, GENOVA, 20.07.2021, “Il Manifesto”
20 anni da Genova. Gli incontri per ricordare quanto accaduto vent’anni fa si mischiano alla ricerca di «una ripartenza» contro le politiche neoliberiste
Da diversi giorni dibattiti, cortei, mostre e concerti stanno facendo da cornice a questi giorni genovesi a vent’anni dal G8. Tra Palazzo Ducale, il porto, piazza Matteotti, lo spazio Music for peace e le strade del capoluogo ligure si stanno alternando molteplici iniziative.
DOMENICA PER IL CENTRO cittadino ha camminato, da Piazza Alimonda a piazza De Ferrari, la «marcia zapatista» tappa del «Viaje por la vida», il tour che dal Chiapas sta girando tutta Europa. All’arrivo davanti a Palazzo Ducale c’è stato un lancio simbolico di un aeroplanino di carta gigante a ricordare quelli che furono recapitati dagli zapatisti a Genova nel 2001, allora con l’intento di farli volare nella «zona rossa».
Ieri mattina il dibattito organizzato su scuola, società e salute all’autorità portuale mentre il pomeriggio l’attesa assemblea del comitato «Genova 2021 voi la malattia non la cura». Nella tensostruttura allestita in Piazza Matteotti si sono alternati oltre 60 interventi di reti, associazioni e movimenti. Ad ascoltarli per oltre 5 ore sotto il sole cocente, oltre 300. Buona parte dei contributi si è incentrato su una tesi, condivisa: «a Genova i movimenti avevano ragione e in questi 20, lunghi anni, il dispiegamento delle teorie neoliberiste, dalla guerra fino alla gestione della pandemia, hanno dimostrato la fondatezza delle nostre analisi».
UNA TESI IN PARTE autoassolutoria soprattutto per la risacca che, negli ultimi 15 anni, ha colpito i diversi movimenti del nostro paese e che, in moltissimi interventi, vorrebbe essere superata da quella che è stata definita la «ripartenza» per un movimento che fatica ancora a vedere la luce. L’appuntamento lanciato ieri a Genova è per il 30 ottobre, a una settimana da un’altra piazza lanciata dal sindacalismo di base. Entrambe le piazze saranno contro le politiche del governo Draghi, vero collante dell’assemblea genovese di ieri, considerato a partire dal piano nazionale di ripresa e resilienza la pietra angolare delle nuove politiche neoliberiste. Molto applaudito il saluto dell’esponente di Syriza, Yiannis Bournous, deputato greco eletto nell’isola di Lesbo, nota in tutta Europa per essere il porto di arrivo dei migranti dalle coste turche e provenienti dal medioriente, in particolare dalla Siria.
Dopo l’arrivo della Troika nel 2010 sotto il governo socialista di Papandreu e la vittoria nel 2015 di un «ragazzo della generazione di Genova», Alexis Tsipras, «il nuovo corso del governo di centro destra di Kyriakos Mitsotakis» ci dice il parlamentare della sinistra greca «è arrivato al potere con una campagna contro Syriza basata su tre elementi: il nazionalismo a partire dall’opposizione all’accordo con la nord Macedonia, la gestione dei rifugiati usando la stessa retorica dell’estrema destra di Alba Dorata e dal falso racconto che Tsipras stava mettendo troppe tasse ma il vero elemento», continua Bournuos, «è stata la sistematica costruzione di fake news in questi due anni: da una parte con il controllo della stampa mainstream e, dall’altra, con la gestione della pandemia attraverso la quale il governo sta facendo passare le politiche neoliberiste peggiori, ciò che faceva la troika, senza la troika. Per esempio, visto che siamo vent’anni dal G8,il governo ha creato un corpo di polizia speciale che contro la nostra Costituzione può entrare nelle università approfittando della loro chiusura e quindi di un movimento universitario di protesta . Una situazione, difatti distopica, che prepara a quello che succederà dopo, con un restringimento degli spazi del dissenso e la possibilità quindi di dispiegare una efficace opposizione politica e sociale».
PROPRIO L’OPPOSIZIONE al governo draghi e la necessità di una alternativa all’attuale situazione è il filo rosso che ha unito tutti gli interventi di piazza Matteotti per un cambiamento radicale: dal tema cogente della sanità all’ambiente, dai diritti dei e delle migranti alle lotte operaie che sono state raccontate e riprese dopo la fine del blocco dei licenziamenti.
L’appuntamento per tutti e tutte, richiamato dall’intervento all’assemblea di Haidi Giuliani, è per oggi in Piazza Alimonda alle 14,30. Sono attesi pullman e arrivi da molte parti d’Italia per questo ventennale che non vuole solo essere l’affermazione di una memoria comune ma anche la rivendicazione di una storia collettiva.